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Scuola: sostegno ai disabili dimezzato

La sociologia dell’educazione, analizzando il rapporto di interdipendenza tra educazione e società nelle sue più varie configurazioni, giungeva nei primi anni del Novecento alla riscoperta dell’istruzione intesa come elemento alla base dei processi formativi e dei fenomeni sociali.
La scuola è quindi da intendere a tutti gli effetti come un luogo fondamentale di socializzazione all’interno dei processi di integrazione primaria, imprescindibili per l’individuo, per il suo inserimento nella vita comunitaria e per lo sviluppo della sua personalità.
Tuttavia, analizzando in particolar modo la condizione italiana del mondo dell’istruzione in rapporto alla disabilità, emerge con forza come i diritti dei diversamente abili siano costretti a scontrarsi con una concezione della scuola basata aprioristicamente più sul concetto di selezione che di inclusione, come dimostra il dimezzamento delle ore di sostegno destinate ai bambini e ai ragazzi disabili che si sta attualmente verificando in molti istituti pubblici italiani.

 

Diminuiscono gli insegnanti di sostegno:

Si tratta di un taglio che, per vie traverse, rischia infatti di minare il diritto dei disabili a frequentare le scuole pubbliche italiane e che, con la riapertura ormai effettiva delle scuole, sta determinando anche una serie di ricorsi ai tribunali amministrativi regionali di tutta Italia.
L’attuale normativa prevede infatti che in una classe con 20 o 25 alunni possa essere inserito un solo studente disabile: se sono presenti due alunni disabili la classe deve avere meno di 20 ragazzi. Nonostante una nota diramata l’anno scorso dal Ministero della Pubblica Istruzione si impegnasse a garantire il rispetto di tale normativa, moltissime classi risultano oggi sovraffollate, mentre parallelamente risulta diminuito il numero degli insegnanti di sostegno negli istituti. Lo dicono gli stessi dati del Ministero aggiornati allo scorso Gennaio: in oltre 5.000 classi italiane ci sono più di 2 alunni disabili.
Secondo l’Assessorato all’Istruzione ci sono oltre 950 classi in cui sono presenti 3 o più alunni disabili e oltre 30 alunni normodotati nella sola Campania. Si tratta di un allarme denunciato anche da molte associazioni che riuniscono genitori di ragazzi disabili, che rimarcano la presenza in diverse scuole italiane anche di 6 bambini disabili in una sola classe. In questo modo risulta pressoché impossibile per gli insegnanti occuparsi, in modo efficiente, degli alunni con disabilità.

 

Famiglie di studenti disabili: ricorsi al Tar

Il dimezzamento delle ore di sostegno, infatti, non fa che rendere una situazione, già di per sé esplosiva, ancora più critica; oltre al fatto che la formazione sulle tematiche della disabilità dei dirigenti scolastici e degli insegnanti curricolari è spesso carente: lo riporta l’Invalsi (Istituto nazionale per la valutazione del sistema educativo di istruzione e di formazione) nei i suoi ultimi dati.
Se mancano gli insegnanti di sostegno a rimetterci è tutta la classe e, in particolare, la formazione e l’integrazione degli alunni disabili. Per tali ragioni le famiglie degli studenti con disabilità stanno facendo ricorso al Tar, ottenendo spesso il ripristino delle ore di sostegno tagliate. Ad illustrare questa situazione complessa è anche l’avvocato Luigi Silvestrini, un legale esperto nella tutela dei diritti dei disabili che ha già all’attivo numerosi ricorsi, andati a buon fine, proprio in merito ai tagli delle ore di sostegno scolastico destinate agli studenti diversamente abili.
L’avvocato spiega come, di fronte al drastico ridursi delle ore di sostegno specializzato: «l’unica alternativa possibile per i genitori è quella di ricorrere alla giustizia amministrativa: il provveditorato è in grado di integrare le ore di sostegno solo in seguito ad una pronuncia positiva del Tar. E, le spese legali, una volta accolto il ricorso, vengono rimborsate».

Scuole solo per disabili?

Il Tar, tuttavia, può anche decidere di bocciare il ricorso, appellandosi al margine di discrezionalità della normativa vigente. La conseguenza inevitabile è perciò una rivalutazione da parte dei genitori delle cosiddette “scuole speciali”, cioè istituti che accolgono esclusivamente studenti con diversi tipi di disabilità e che, sebbene in estinzione, sono ancora presenti su tutto il territorio (anche se manca un censimento in grado di fornircene il numero esatto).
A detta di molti esperti si tratta a tutti gli effetti di un grande “passo indietro”, poiché è anche nel confronto attivo con i ragazzi normodotati che i disabili migliorano le loro prestazioni scolastiche, riuscendo inoltre ad integrarsi e ad inserirsi più facilmente nella vita di ogni singolo giorno.

Pubblicato in Sociale

Scritto da

Laureata in Storia dell'Arte. Blogger e viaggiatrice instancabile.

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