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Fondi contro tratta e sfruttamento: rischio tagli

Che il nostro Paese stia inesorabilmente scivolando verso un futuro sempre meno sostenibile, è un dato di fatto pesantemente confermato da statistiche, numeri e percentuali relative ai mediocri livelli di qualità della vita raggiunti dalla maggior parte della popolazione.
L’attuale classe politica sembrerebbe ignorare la gravità di tale fenomeno poiché, per ragioni che sfuggono alla logica del bene comune, invece di favorire lo sviluppo di nuove forme di benessere sociale, continua a proporre e ad approvare norme che ne ostacolano la ripresa.
In certi casi le suddette norme sono perfino le stesse che, se approvate, determinerebbero per vie traverse un incremento dell’illegalità, della corruzione e del malaffare.

 

 

Finanziamento progetti contro tratta e sfruttamento:

Il Cnca, il Coordinamento Nazionale Comunità di Accoglienza, è una Federazione a cui aderiscono circa 260 organizzazioni in tutta Italia, divise per gruppi tematici e attivamente impegnate in tutti i settori del disagio sociale e dell’emarginazione. Questa Federazione entra in contatto ogni anno con circa 135.000 persone, aiutando a sostenere la vita di quelle che più faticano: è un coordinamento che, a tutti gli effetti, risponde a differenti problemi sociali diffusi nel Paese.
A quanto pare il Governo avrebbe deciso di azzerare il fondo destinato al finanziamento dei progetti contro la tratta e il grave sfruttamento, previsti dall’art. 13 della legge 226/2003. Stando infatti al bilancio di previsione del Dipartimento Nazionale per le Pari Opportunità, relativo al 2010 e al 2011, sarebbero scomparsi i 2 milioni e mezzo di euro stanziati negli anni scorsi.
Come ci spiega Marco Bufo, Responsabile Interventi Nazionali e Internazionali sulla Tratta, Direttore dell’Associazione On the Road, Co-coordinatore del Gruppo sulla tratta del Cnca nonché Vice Presidente del Gruppo degli esperti sulla tratta promosso dalla Commissione Europea: “se si verificasse l’azzeramento di questo fondo, alcuni progetti di assistenza e inclusione sociale chiuderebbero inesorabilmente. La fase della prima assistenza, ad esempio per le vittime della tratta, è molto importante poiché grazie ai nostri progetti le persone vengono accolte e inserite in strutture apposite dove ricevono accoglienza protetta e assistenza sanitaria e legale, per tre mesi.”

 

Sfruttamento sessuale e lavorativo:

Il fondo per finanziare questi progetti del Cnca è di estrema importanza anche per il settore dello sfruttamento. “Per quanto riguarda lo sfruttamento sessuale, ad esempio, avvertiamo un bisogno maggiore di strutture di sostegno mirate e specializzate. Lo stesso discorso è valido per quanto riguarda lo sfruttamento in ambito lavorativo: un fenomeno molto esteso, ma verso il quale c’è ancora poca sensibilità. Occorrerebbe infatti incentivare l’attenzione verso questo particolare problema, che colpisce le donne, ma anche molti uomini: le strutture che ci sono attualmente non sono sufficienti”.
Il finanziamento che il Governo vorrebbe tagliare è pari a 2,5 milioni di euro: una cifra irrisoria per le casse dello Stato, ma preziosissima per la Federazione.
“Questo fondo è troppo importante e non si può tagliare. Addirittura allo stato attuale è appena sufficiente e andrebbe, anzi, potenziato. In Italia la nostra Federazione è all’avanguardia e riesce a fare molto, ma occorrerebbe un potenziamento del sistema delle risorse: con un taglio, di sicuro, torniamo indietro”.

 

Cosa si rischia tagliando i fondi:

Il Cnca, infatti, grazie ai suoi progetti ha offerto aiuto concreto anche a migliaia di persone sfruttate e vittime del racket, attraverso un proficuo rapporto che negli anni si è sviluppato tra società civile, organizzazioni, forze dell’ordine, magistratura e ispettorati del lavoro. Grazie alla denunce delle persone vittime del racket sono infatti partite molte inchieste in tutta Italia che hanno colpito le organizzazioni criminali, contrastando lo sfruttamento.
“Tagliare il fondo comporterebbe una diminuzione drastica delle indagini contro la criminalità organizzata, poiché esse si basano sulla collaborazione tra le vittime che escono allo scoperto, chiedendo aiuto e assistenza, e le forze dell’ordine. Non trovando sostegno le vittime si chiuderebbero e di conseguenza, non ci sarebbero né denunce né collaborazioni alle indagini. Forze dell’ordine e magistratura sono d’accordo con noi, per questo chiediamo un incontro con il Dipartimento e il Governo al più presto possibile: questo fondo non si può tagliare”.

Pubblicato in Sociale

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Nata a Roma nel 1984. Laureata in Lettere. Blogger e collaboratrice giornalistica

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