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Secondo giorno di Francesco I e primo giorno della XVII legislatura

Giorno di festa il 15 marzo 2013. Non solo perché è venerdì e quindi spettano due giorni di riposo. Non solo perché mancano cinque giorni all’inizio della primavera. Ma perché è il secondo compligiorno di papa Francesco I. Ma anche perché è il primo giorno del nuovo parlamento italiano. Il più giovane e il più rosa di tutti i tempi. E chissà che con i prossimi giorni, forse mesi, qualcuno dice anni, che pochi vedono probabili, non si possano raggiungere altri inimmaginabili record.

 

Papa Francesco I: i primi due giorni di Francesco I sul soglio di Pietro sono stati ricchi e spumeggianti come non mai. Intanto gli hanno già appioppato un nickname: il papa umile. Se l’è guadagnato facendo cose inimmaginabili: dopo l’elezione per tornare in albergo ha preso il pulmino con gli altri cardinali rifiutando l’auto di servizio, atto diabolicamente sovversivo, quasi terroristico.
Chissà cosa ne penseranno i Cipputi e i travet d’Italia che l’autobus lo prendono due volte, spesso è pieno come una scatola di sardine e non sempre si riesce a sedersi. Bergoglio, per fortuna ce l’ha fatta: s’è seduto.
Il secondo gesto è apparso ancor più sedizioso e inoltre ha svelato un segreto fino ad ora conservato gelosissimamente. Il fatto straordinario è che ha saldato il conto dell’albergo personalmente. Che la cosa venga fatta regolarmente da tutti i commessi viaggiatori del mondo e anche dai turisti, deve essere sfuggita alla maggioranza del giornalisti. Ma vabbè. Il segreto svelato è che il papa argentino se ne va in giro con il portafoglio.

 

 

 

Dove lo tiene? Nella tasca posteriore dei pantaloni? Come ha fatto ad arrivare a prenderlo visto la complessità dell’abito talare? Oppure, come accade nelle giacche il vestito del papa dispone di tasche interne? Una o due? E il portamonete dove lo tiene? Forse che la mantellina è stata ideata per nascondere il rigonfiamento del portafoglio? Son questioni che potrebbero mettere in crisi una storia millenaria.
In questa escalation di umile normalità per poco la cristianità tutta non s’è giocata il papa appena eletto. Infatti Francesco I è sceso spensieratamente dal trono per salutare il cardinal Sodano e non si è accordo dei tanti gradini che lo separano dalla terra. Per poco non tombolava. Che s’è corso un bel rischio. Tutti i cardinali hanno tirato un sospiro di sollievo. Un altro conclave con i menù delle suore di santa Marta proprio non l’avrebbero sopportato. Forse per questo andando in visita alla clinica Pio XI Francesco I ha pensato bene di benedire le mani di un medico. Si è portato avanti. Non si sa mai.

 

 

 

 

Berlusconi Silvio: il capo del Pdl, dopo una settimana di ricovero è uscito dal san Raffaele. Per prima cosa si è tolto gli occhiali scuri che lo avrebbero dovuto difendere dalla luce. Ma lui può farne a meno. Almeno uscendo dall’ospedale che se invece si fosse trattato di entrare in un tribunale sarebbero stati obbligatori e probabilmente anche insufficienti. Roba da richiedere un ricovero d’urgenza.
Poi ha rilasciato tre dichiarazioni epocali. La prima: «Sono un po’ stanco». Capita a molti. E a taluni anche spesso. La seconda: «Il governo? Bisogna farlo». Però. Che fine politico. Chissà come mai in queste ultime settimane nessuno ci ha pensato. La terza: «Trasferire i miei processi. A Milano c’è un clima ostile».
Quindi sollevata la questione della legittima suspicione e richiesta dei legali di spostare a Brescia i processi Ruby, Mediaset ecc. Domanda perché non nel salotto di casa? Poi Berlusconi ha smentito. Si vede che si sta già riprendendo. Non c’è come uscire da un ospedale per sentirsi meglio.

 

Bossi Umberto: prosegue la guerra tra il senatur e Roberto Maroni. Battaglia dura ma portata avanti da entrambi i contendenti con signorilità e fair play. Roberto Maroni aveva scalzato Bossi dalla segreteria federale della Lega Nord agitando delle scope. Bossi oggi contrattacca con signorilità e prendendola alla larga. Si sa che l’Umberto è un tipo diplomatico e che alle cose ci gira intorno. Non gli piace di essere diretto. Quindi per invitare il neo presidente della regione Lombardia a dimettersi dalla segreteria è ricorso ad una vivida metafora: «Maroni ha un culo largo per stare su più poltrone». Poi ha aggiunto «Bisogna rispettare la parola data». Che avrà voluto dire? Maroni capirà?

 

Il leghista Gianluca Buonanno – il primo giorno di legislatura: quello di utilizzare vivide metafore per semplificare ragionamenti complessi pare sia nelle corde di molti leghisti. E anche Gianluca Buonanno, alla sua seconda esperienza parlamentare non è da meno. Già un paio d’anni, fa con un rigorosissimo sillogismo dimostrò che la Padania esiste è la prova provata è che «esiste il grana padano». Aristotele sarebbe orgoglioso di questo suo lontano (mai troppo) discepolo. Quindi un intellettuale di tal fatta non poteva che commentare con uguale finezza l’ingresso dei rappresentanti del Movimento 5 Stelle in Parlamento. E quindi ha dichiarato: «Mi divertirò io con i grillini a prenderli a calci in culo». Questa del culo pare sia una fissa dei leghisti. Chissà perché.

 

Partito Democratico: il Pd continua a fasi male da solo. Perché infierire.

Pubblicato in Satira

Scritto da

Blogger satirico, polemico, dadaista, ghibellino, laico, uomo d'arme e di lettere - Il Vicario Imperiale

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