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Presidio sotto Montecitorio: la situazione dopo 10 mesi

La sua storia ormai è conosciuta, è stata raccontata diverse volte anche se probabilmente consumata e fatta sparire  un po’ troppo presto dai maggiori media nazionali: è la storia di un uomo di 54 anni che nel giugno scorso decide di portare la propria protesta sotto Montecitorio (sede del Parlamento) contro i privilegi della casta politica.
Uno sciopero della fame lungo e persistente messo in atto da allora ed una forma di protesta colorita e particolare che attira anche l’attenzione dei grandi media stranieri. Una protesta vera e genuina a suo dire, senza interessi personali e che nasce dalla voglia di ripulire l’Italia dalla cattiva politica e dal malaffare ormai ampiamente diffuso nella classe dei governanti: giunti quasi ad 1 anno dall’inizio di questa iniziativa, siamo andati ad incontrare Gaetano Ferrieri per capire come si sta evolvendo  la sua protesta e fino a che punto si spingerà.

La storia di Gaetano Ferrieri:

“La mia storia è risaputa, io non sono qui per un interesse mio o altro, ma semplicemente perché mi sono stancato della politica che è diventata una grande mangiatoia e della poca trasparenza  che caratterizza l’intera classe politica. L’art. 50 della Costituzione mi consente di presentare petizioni e proposte di legge al Parlamento: cosa che ho deciso di fare dal giugno dello scorso anno anche se l’unica risposta che ho avuto è stata quella di mettere insieme 3 milioni di firme o di fondare un partito. Solo allora se ne potrà parlare.”

Da oltre 10 mesi protesta sotto Montecitorio:

Cosa si richiede nella petizione presentata?
“Ho presentato una petizione per il taglio dei costi della politica intesa come riduzione dello stipendio dei parlamentari, degli amministratori pubblici, della auto blu ecc… tra l’altro conosco molto bene i conti pubblici perché prima il mio lavoro era quello di controllare la regolarità fiscale delle società sportive per l’ammissione ai campionati, ma ad un certo punto mi hanno tagliato.”
Da quanto tempo porta avanti la sua protesta?
“Dal 4 giugno, oltre 10 mesi: abbiamo avuto riscontri, pur con grossi problemi operativi. Ho fatto diverse interviste anche a livello mondiale, con tv europee e del mondo; qui in Italia c’è molta gente che ci segue, però diciamo che è un po’ schiavizzata dal sistema partitico e sindacale: i cittadini devono capire che anziché rivolgersi ai partiti o sindacati, in base all’ art. 50 della Costituzione possono presentare direttamente le loro proposte e i loro problemi al Parlamento. Devono riprendersi la democrazia, la Costituzione glielo permette.”
In sostanza cosa vorreste?
“Vogliamo solo che i cittadini si sveglino e vengano qui in piazza: d’altronde è l’unica cosa da fare perché i politici non vogliono dialogare come dimostra la mia protesta.”
Non ha mai pensato in tutti questi mesi di rendere questa sua forma di protesta un po’ più organizzata, magari trasformarla in un movimento?
“Sono io che non voglio creare il movimento: io parto dalla democrazia diretta, è il popolo che decide. Poi so bene che se creassi un movimento non avrei né i numeri né la base economica per andarmi a scontrare con questo tipo di sistema.  Voglio solo far si che il popolo si riprenda la delega e crei magari un comitato nazionale cittadino per le riforme.”

Per il bene del Paese: non ho interessi personali

Nessuno ha cercato di convincerla a trasformare la sua protesta in un movimento organizzato?
“Hanno cercato in tutti i modi di coinvolgermi in movimenti politici ecc… però lasciano il tempo che trovano. Ne abbiamo avuto esempi negli ultimi mesi di movimenti fatti passare come nati dal basso o creati dai cittadini, ma poi confluiti nella politica e nei partiti. Come il Popolo Viola. La stessa Idv nel 1994 ma doveva essere un movimento trasversale garante per i cittadini e senza colore politico: è diventato anche questo un movimento politico che prende finanziamenti di un certo rilievo.”
La sua protesta è stata adeguatamente diffusa dai media nazionali?
“Ho avuto diverso spazio, ma nelle grandi tv solo a livello di spot fugace e di pochi minuti o secondi; questa mia cosa non è da semplice spot. Non possiamo soltanto continuare a denunciare le cose che non vanno, ma dobbiamo dare risposte pratiche, tecniche: e non c’è la volontà di farlo. La stessa gente  è presa dalla disinformazione che denuncia solo, ma poi non fa niente di concreto. Bisogna creare un dibattito non solo a  livello politico ma anche tecnico. L’ Italia ha bisogno di proposte: le leggi ci sono.”
Lei ci ha detto che fa tutto questo per il bene del paese: non c’è nessun interesse personale dietro al sua forma di protesta?
“A me interessa il futuro dei miei figli e basta: non mi interessa altro, tantomeno fare il capopopolo. Ho interesse veramente di consegnare un’Italia decente per i nostri figli e le generazioni future.”

Una battaglia civile contro la cattiva politica:

Come è cambiata la sua vita da circa un anno?
“Inizialmente nel 2007, quando cioè sono stato allontanato dalla società di accertamento della regolarità fiscale delle società sportive,  avevo ripreso il lavoro come consulente poi ho bloccato tutto. Ho i figli maggiorenni, ho intestato loro la casa, non ho accettato di rimanere nella macchina pubblica ed ho deciso di iniziare questo sciopero. Per sopravvivere mi aiutano i cittadini, mi mandano i soldi necessari per gli integratori, le spese mediche, e continuo perché sono convinto a farlo.”
Lei quindi avendo questo presidio da quasi un anno sotto Montecitorio, vede i parlamentari tutti i giorni?
“Si li vedi tutti i giorni: prima di più, ora un po’ meno. Perché quando vedono la bandiera con scritto sciopero della fame cambiano strada. Alcuni sono venuti a trovarmi, come Di Pietro ad esempio, ma non hanno mai preso in mano la situazione  per fare qualcosa di concreto: se un parlamentare è stato eletto dal popolo deve interessarsi dei problemi del popolo. Non possiamo continuare a far pagare la fascia sociale più debole, si devono prendere loro una responsabilità.”
In concreto, cosa chiede alla classe politica?
“Subito tagli dei costi della politica e della burocrazia: politici, parlamentari, consulenti, manager ecc… Questo si può fare subito, in pochi giorni. Poi ci sono altre manovre che si possono fare, sono più complesse e richiedono più tempo ma si possono fare. Quello dei tagli ai costi della politica, ripeto, si può fare ed anche in breve tempo.”
Dubitiamo che in Italia vi sia un qualunque partito o schieramento politico che abbia la volontà di farlo. Cosa si aspetta dalla sua lotta?
“Il popolo è molto intelligente e so che prima o poi  riusciremo a farla una battaglia civile; non vorrei mai che nascesse rivoluzione violenta, a quello sono molto contrario. I cittadini italiani pagano il costo sociale di una classe politica che si rifiuta di tagliare i propri privilegi: e questo non può essere accettato.”

Pubblicato in Reportage

Scritto da

Giornalista indipendente, web writer, fondatore e direttore del giornale online La Vera Cronaca e del progetto Professione Scrittura

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