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Roma, a San Cosimato segnali stradali contro violenza ostetrica

Roma, a San Cosimato segnali stradali contro violenza ostetrica.
Un gruppo di giovani donne con mascherine chirurgiche rivendica l’azione.

ROMA, 14/04/2019 — In mattinata piazza S. Cosimato si è riempita di cartelli e segnali stradali rosa dai messaggi inusuali: “obbligatorio lavarsene le mani”, “libero accesso ai mezzi non autorizzati”, “silenzio”. Compaiono rispettivamente le icone di un paio di guanti, delle grosse forbici e una mascherina chirurgica. E ancora segnali d’allarme triangolari, “attenzione bambino” e “rispettare i limiti”: le icone sono un neonato e una donna incinta.

Stop alla violenza ostetrica

Nel pomeriggio la situazione è stata chiarita da un gruppo di ragazze con mascherine chirurgiche, che ha collocato l’ultimo cartello: un ottagono su cui si legge la scritta “Stop alla violenza ostetrica” e l’indirizzo della pagina Facebook “Diamo un segnale”. Sotto al cartello una scatola, la scritta “Obbligatorio indossare indumenti ad alta visibilità” e l’icona di un braccialetto (che ricorda quello di neomamme e neonati in ospedale) con l’invito a infilare la mano, indossarlo e postare la foto sui social, con l’hashtag #diamounsegnale.
“Il tema della violenza ostetrica non è conosciuto in Italia” ha spiegato una delle ragazze, ex studentessa di ostetricia, “ma è una realtà fin troppo comune e devastante per le madri che ne sono vittime”. Le autrici dell’azione hanno voluto portare all’attenzione del pubblico le allarmanti imposizioni alle donne che stanno per partorire.

Episiotomia e la kristeller

“Troppe donne vengono sottoposte a pratiche invasive e violente come l’episiotomia e la kristeller, con il rischio di gravi lesioni per madre e neonato, senza una reale necessità e senza poter fornire un consenso realmente informato; per non parlare degli abusi verbali e psicologici a cui sono soggette in un momento di massima vulnerabilità. Viene gridato loro di fare silenzio, che non sono in grado di partorire, che se dovesse andar male la colpa è loro. E la maggior parte si tiene dentro il trauma per tutta la vita. In Italia non se ne parla abbastanza, la maggior parte delle donne non ne è al corrente e non ci sono leggi in merito, come ad esempio in Inghilterra. I nostri cartelli si riferiscono a questo”.

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