Seguici su:

-- La Vera Cronaca - Giornale online di inchieste, sociale, approfondimento politico e cronaca nera --

In primo Piano

Le nuove direttive per imposte di registro, ipotecarie, catastali e di bollo

L’Agenzia delle Entrate ha emanato la circolare n. 2/E, un documento guida...

Disturbi alimentari: una realtà complessa. Crescono in Italia

I disturbi alimentari (DCA) rappresentano un insieme di condizioni psicologiche ...

Cura del cane e problema dei costi: come ridurre la spesa

Prendersi cura di un cane richiede attenzione, impegno e inevitabilmente comport...

Incentivi pubblicità su stampa e web, al via credito d’imposta

Il settore dell’editoria e della comunicazione accoglie con favore l’...

Sicurezza digitale: crescono crimini informatici in Italia nel 2024

Il panorama della sicurezza digitale nel 2024 si tinge di tinte fosche, con un i...

Bonus bollette, come funziona lo sconto per le famiglie

Il governo italiano ha varato un pacchetto di interventi volti a mitigare l̵...

Cresce la domanda di corsi online: quali sono i più richiesti

Negli ultimi anni, abbiamo assistito a una vera e propria esplosione nella doman...

Carne coltivata, una rivoluzione nel piatto. Tutto quello che c’è da sapere

La carne coltivata, spesso definita “sintetica” o “in vitro...

Terapie laser in medicina, quali sono i rischi

Le terapie laser sono diventate sempre più diffuse in medicina grazie alla loro...

Gas, ancora aumenti in bolletta

L’Autorità di Regolazione per Energia Reti e Ambiente (ARERA) ha annuncia...

La salute mentale in Italia: numeri e sfide

In Italia, una persona su sei deve affrontare disturbi psichiatrici, con ansia e...

Cremazione animali, cosa dice la legge e quali sono i costi

La cremazione degli animali da compagnia è una pratica sempre più diffusa in I...

Acciaio sinterizzato, quali vantaggi per ambiente ed economia

I processi di lavorazione dell’acciaio sono indispensabili per produrre parti ...

Referendum: Italia al voto su lavoro e cittadinanza, no autonomia differenziata

Gli italiani saranno chiamati alle urne tra aprile e giugno per esprimersi su ci...

Acquisti online, consigli per farlo in sicurezza

Lo shopping online ha stravolto le abitudini dei consumatori di ogni latitudine ...

Articoli più letti

Sito gemellato con:

Lucidamente

Seguici su Facebook

Politica

Letto 5939 Volte
Condividi

Italia accozzaglia di partiti: sono tanti e tutti in crisi

Gli italiani hanno sempre amato i partiti e ne ha sempre voluti e avuti tanti. Sarà perché gli è sempre rimasta appiccicata addosso la voglia dei Comuni o perché averne a disposizione un ampio numero gli dà la sensazione di essere liberi nella scelta. Un po’ come succede in gelateria: più gusti ci sono più ci si sente felici anche se poi alla fine si scelgono sempre i soliti due.
La prima repubblica è stata prodiga di partiti, si è riusciti ad averne in Parlamento anche tredici, contando i tre partiti autonomisti, i due monarchici e i quattro di matrice socialista con due che stavano sempre all’opposizione (Pci e Psiup) uno ci stava a fasi alterne (Psi) e un altro che era in pianta stabile al governo anche quando perdeva le elezioni (Psdi). L’unico vantaggio era che già dal nome si capiva grosso modo l’ideologia e quello che avevano intenzione di fare.
L’avvento della seconda repubblica avrebbe dovuto far piazza pulita delle vecchie ideologie (chissà poi perché) è rendere tutto più snello (che a riuscirci non sarebbe stato male). Il fatto è che gli schieramenti sono rimasti due, come prima peraltro, mentre il numero dei partiti è raddoppiato.
Uniche innovazioni di rilievo sono stati i nomi cambiati a ripetizione e l’idea di partito: da territoriale a liquido, qualche signora ha proposto anche quello di plastica in attesa di quello al silicone, a poi ultimo nato quello della rete.

I partiti in Italia: il Pd

Per il resto confusione piena. Anzi, andando per parafrasi, si può dire che la confusione regna sotto il cielo ma la situazione non è affatto eccellente. Non c’è un partito che sia in salute ed abbia idee chiare. E questo se in potenza è un buon segno, ché la loro implosione potrebbe lasciar spazio al nuovo, che pure non si vede, dall’altro li spinge all’arrocco. E questo non è bello.
Il Pd è arrivato primo alle elezione ma non le ha vinte. Il fatto ha comportato le dimissioni del vecchio segretario e la nomina di un facente funzioni che deve indire il congresso. Parrebbe semplice ma così non è. I dubbi che agitavano il principe di Danimarca sono bazzecole al confronto con quelli che scuotono il Pd. O meglio i suoi maggiorenti. Che poi di questi e della loro collocazione futura, purtroppo, si sta trattando.
Il segretario dev’essere anche il leader di coalizione? Se l’ultima volta il segretario è stato eletto dal partito mentre il leader di coalizione, forzando lo statuto, è uscito da primarie aperte a doppio turno questa volta come deve andare? E le primarie quando vanno fatte? Prima, durante o dopo il congresso? E poi a quando il congresso?
Il segretario non eletto Guglielmo Epifani, che pare nutra ambizioni non ancora espresse, traccheggia perché «Voglio tenere le feste dell’Unità al riparo dalle tensioni.» Come se dire che si litigherà più tardi metta i contendenti tranquilli. Beata innocenza. Al confronto Biancaneve sembra una smaliziata intrigante. E giusto per non perdere il vizio, il gioco degli organigrammi è in pieno svolgimento. La lezione della ultima tornata nazionale evidentemente non è bastata.

Il Pdl: la leadership di Berlusconi

Il Pdl invece una cosa l’ha chiara ovvero chi è il capo, almeno di facciata, anche se poi questo deve quotidianamente fare i conti con i capi bastone sparsi qua e là che se gli mancano anche pochi voti va sotto..
Comunque tra avere una leadership di facciata o non averla è meglio averla. Che già è un passo avanti. Ciò nonostante fischiano i venti di tempesta tra falchi e colombe, dove i falchi sono scommettitori compulsivi e le colombe giocatori metodici e di mediazione.
Anche qui la poltrona ha un peso non indifferente nonostante l’abilità di Berlusconi nel saper accontentare quasi tutti con titoli che alla resa dei conti sono più onorifici che di sostanza. E qualcuno se ne è accorto. Quando il futuro è incerto non c’è di meglio che rifuggiarsi nella tradizione e quindi ritornare allo spirito degli albori.
Lo dicevano anche quelli di Salò, che volevano tornare allo spirito del ’20 che, guarda caso, assomiglia nella forma e nei simboli all’idea di Forza Italia 2.0. Ci fosse assonanza anche nel risultato non ci sarebbe da piangere. Ciò che è certo è che chi ha capito in cosa esattamente si differenzi la nuova FI 2.0 dal vecchio Pdl custodisce il segreto gelosamente.

Movimento 5 Stelle: ha stravinto senza aspettarselo

Sotto gli occhi di tutti, invece, è lo sgocciolamento continuo che affligge il Movimento 5 Stelle: l’obiettivo era di ottenere un piazzamento onorevole e si è trovato a vincere anzi a stravincere. Tanto da essere, almeno nella teoria, l’ago della bilancia. Tutto sembrava molto chiaro sia per i comportamenti da tenersi all’interno del gruppo sia quello verso gli altri partiti ma evidentemente non era così.
Da un lato Grillo e Casaleggio, forse colti in contropiede, non hanno avuto la flessibilità di adattarsi al cambio di situazione. Avrebbero potuto sparigliare i giochi assumendosi tutti i meriti e lasciando agli altri il cerino in mano. Perché è ovvio che se avessero offerto un appoggio esterno e sui singoli punti a Bersani/Gargamella nel Pd si sarebbe replicata anzi anticipata la tragicommedia poi andata in scena di “Prodi presidente”. Ma tant’è. Essere tetragoni è più facile che essere plastici.
Stupisce il fatto che chi è abituato a cogliere gli umori del pubblico ed a cambiare registro in un fiat non abbia colto l’opportunità. Sarà stata la stanchezza che subentra dopo la vittoria. Dall’altro, il versante interno, stupiscono le improvvise critiche e gli abbandoni volontari. Non avevano capito chi era il leader del loro movimento e quali i sui convincimenti?
Comodo paragonarlo prima ad un megafono e poi a un dittatore. Anche se ora con il M5S che assomiglia sempre più ad un rubinetto sgocciolante lo costringeranno a fare l’idraulico. Che vedere il nuovo che assomiglia sempre di più al vecchio certo non solleva il morale.

Gli altri partiti minori:

Scelta Civica o, come ricorda con amarezza un suo dirigente sotto lo pseudonimo di Civicus (1), Sciolta Civica si sta per l’appunto sciogliendo. L’Udc, alleato mai amato che aveva steso tappeti rossi per Mario Monti se ne va, ed è probabile che si porti via una bella fetta di voti. Casini Pierferdinando sa come si fa politica.
Futuro e Libertà è ridotto ad un niente e in Parlamento può contare solo sull’ex radicale Benedetto Della Vedova. Sempre che rimanga attaccato alla bandiera. Italia Futura, il gruppo di Montezemolo, non ha ancora deciso quel che vuol fare da grande. Ammesso che ci arrivi a raggiungere la maggiore età. E in tutto questo bel guazzabuglio Mario Monti se ne va in giro a piagnucolare. Fare il professore e dare bacchettare avendo tutto il potere sugli studenti nel chiuso di un’aula d’esami è facile, altro è correre rischi e prendersi responsabilità e gestire squaletti la cui vita non dipende da un diciotto o da un trenta. E qui s’è visto che il prof. non c’è proprio. Peraltro il professor Mario Monti, già nominato senatore è ritornato in Bocconi, si goda le due poltrone e stia attento a non farsi sottrarre la seconda che oramai la prima ce l’ha a vita. Stipendio incluso.
Niki Vendola con Sel non sta facendo granché e la fa da spettatore stretto com’è da un lato dal Pd e dall’altro dal M5S. In giro non si vedono tanti vasi di ferro ma il suo senz’altro è di coccio.
Rimane la Lega con il duo Bossi-Maroni che assomigliano sempre di più alle comari che la compagnia dei Legnanesi porta in giro da decenni (2): la prima volta sono divertenti e poi son sempre uguali. Di questi giorni è anche il tentativo di Di Pietro di ritornare sulla scena. Anche lui con lo spirito degli inizi. Ma dopo gli inizi ci sono state le donazioni, il podere e la Gabanelli. Perché non mettersi un po’ quieti.
Ma quanti bei partiti. Magari ora gli italiani potrebbero cominciare a pensare che la libertà non passa attraverso la quantità dei prodotti da scegliere, come in gelateria, ma dalla capacità di determinarne gli ingredienti.


(1) I quattro mesi terribili ed un addio al veleno – Civicus – Corriere della Sera 22 giugno 2013
(2) per chi non li conosce: http://www.ilegnanesi.it/ ; http://it.wikipedia.org/wiki/I_Legnanesi

Pubblicato in Politica

Scritto da

Blogger satirico, polemico, dadaista, ghibellino, laico, uomo d'arme e di lettere - Il Vicario Imperiale

Potrebbe interessarti

Lascia un commento

Seguici su: