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Chiude l’Unità: il giornale non sarà più in edicola

Chiusura Unità

L’Unità chiude. Lo storico quotidiano fondato da Antonio Gramsci nel 1924 non ce l’ha fatta a risollevarsi dalla crisi finanziaria che lo aveva colpito e la società editrice ha confermato con un comunicato, la sospensione delle pubblicazioni a partire dal 1 agosto.
Dopo novant’anni di storia finisce il sogno di Gramsci perchè non ci sono più i soldi per mantenere in vita il giornale. Negli scorsi mesi, Daniela Santanchè insieme alla giornalista Paola Ferrari aveva provato a salvare il quotidiano l’Unità, ma la proposta è stata rifiutata con una nota del Comitato di Redazione che ha fatto sapere di “Voler una proposta editoriale seria e credibile per salvare il giornale”.
L’Unità già versava da alcuni mesi in condizioni economiche critiche. Lo scorso maggio la società editoriale, la Nie, finiva in liquidazione, debitrice di 35 milioni di euro da dividere tra banche e fornitori.
Dal punto di vista della diffusione, l’Unità vive nel dopoguerra e dopo la liberazione è l’unico organo di partito. Ma è negli anni settanta che raggiunge il punto di massima espansione, circa 94 milioni di copie l’anno vendute. Per lo storico quotidiano, giornale di partito e della sinistra è la terza chiusura.

Terza chiusura della storia del giornale:

La prima avvenne in epoca fascista per ragioni politiche, ma nonostante tutto riuscì a sopravvivere diciassette anni in clandestinità, stampato in fretta e di nascosto e scritto a mano pur di far sentire la propria voce in quel periodo storico.
Negli anni novanta, grazie alla direzione di Walter Veltroni il giornale guadagna una buona tiratura aiutato da allegati VHS, libri e figurine; poi causa gestione editoriale affidata a privati nel 2000 restò fuori dalle edicole per otto mesi. Questa volta però non si sa per quanto tempo il giornale cesserà la sua attività.
Tra i tanti problemi, principalmente economici, bisogna considerare il fatto che giornalisti del calibro di Antonio Padellaro e Marco Travaglio, lasciano l’Unità, uno dei pochi quotidiani politici antiberlusconiani, per fondare il Fatto Quotidiano, ma questa è un’altra storia.

Polemiche e opzioni per il futuro:

Il direttore dell’Unità Luca Landò, nell’editoriale del 30 luglio ha criticato aspramente la chiusura del giornale: “L’Unità ha criticato il governo Renzi e più volte ha messo in dubbio i programmi, ma lo stesso è stato fatto con Civati e Cuperlo. È vero abbiamo ospitato i dissidenti, ma anche i ministri Renziani. Se il premier voleva una linea editoriale e politica diversa, non poteva il PD sostenere una cordata di imprenditori capaci di fare un’offerta alternativa? Davvero quello che in Europa è chiamato Mister 41% non poteva far nulla?”.
Polemica che nelle ultime ore infervora anche tra gli ex direttori, che fanno a lotta tra chi ha gestito bene o male il giornale, ma al momento poco importa. Matteo Fago, socio di maggioranza, attribuisce la colpa al PD. Lo stesso azionista infatti, aveva presentato una soluzione, un cosiddetto piano di salvataggio per il giornale.
La proposta, avanzata da “Editoriale 90”, prevedeva un affitto dell’azienda per 6 mesi prorogabili fino a 12 allo scopo di riorganizzare e ristrutturate l’azienda, per riportarla a un equilibrio economico. Successivamente, dopo aver sanato i debiti, sarebbe stato possibile acquistarla. I lavoratori inizialmente avevano accettato al solo scopo di mantenere l’occupazione di tutta la redazione, ma non è bastato. Secondo il direttore Luca Landò, al momento passerà tutto in mano a un tribunale che nominerà un commissario.
Se nessuno si farà avanti l’Unita cesserà realmente di vivere, perchè sarà il commissario a scegliere e valutare se e a quale prezzo vendere o dichiarare il fallimento.

Pubblicato in Politica

Scritto da

Calabrese, testarda e con la passione per il giornalismo.

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