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Isola dei cassintegrati: 150 giorni dopo

Ha superato i 150 giorni di vita la singolare protesta messa in atto dagli operai della Vinyls, in cassa integrazione dal Novembre scorso e da più di 5 mesi stanziati volontariamente sull’isola dell’ Asinara; la vicenda ha fatto il giro dell’Italia e non solo, suscitando la curiosità di gran parte dell’opinione pubblica e attirando diversi attestati di solidarietà che tuttavia non sono valsi a risolvere la questione.
L’isola dei cassintegrati, nomen omen, è una sorta di reality crudo e veritiero dove i protagonisti sono operai in cassa integrazione che per far conoscere la loro condizione hanno preso possesso pacificamente del vecchio carcere sull’isola dell’ Asinara, ora Parco Nazionale, realizzando una vera e propria protesta operaia in diretta web. Il resoconto della dura vita sull’isola è infatti affidato alle pagine di un omonimo blog oltre che ad un apposito gruppo nato su facebook all’interno del quale ormai si contano più di 100 mila sostenitori della causa.
Quando vi era stato lo sbarco pacifico sull’isola, parliamo del 24 Febbraio scorso, eravamo stati tra i primi a raccontare la vicenda dalla viva voce dei protagonisti sul posto ( L’isola dei cassintegrati ); a distanza di mesi facciamo il punto della situazione che, nonostante un’attenzione dei media sempre più crescente, è pressoché immutata.

Situazione sull’isola dopo 5 mesi:

 “Qui non è cambiato assolutamente niente, è tutto uguale a prima. Dopo il bando di acquisto internazionale che era stato indetto, l’unica manifestazione concreta di interesse era stata quella della Ramco, società araba che si era interessata all’acquisizione della Vinyls e che ha portato avanti la trattativa con Eni insieme al Ministero delle Attività Produttive. Ma anche questa ipotesi è ormai tramontata e ci ritroviamo esattamente punto e a capo.”
A parlare è Pietro Marungiu, tra i promotori di questa protesta e uno dei pochi ad esser rimasto dopo oltre 150 giorni. Lo raggiungiamo telefonicamente sull’isola.
“Intanto noi occupiamo l’ isola e continuiamo a farlo, abbiamo il supporto di migliaia di persone che ci seguono. Al momento il presidio fisso è composto solo da 5 o 6 persone; ma d’altronde non tutti siamo uguali, in tutte le lotte si parte in 100 e pian piano si rimane di meno. È sempre stato così; qualcuno ha lasciato stare ma lo capisco, è difficilissimo vivere nell’ isola ed affrontare tutte le difficoltà che abbiamo affrontato in questo inverno disastroso. Pensavamo che il peggio era passato, ma ci stiamo rendendo conto che l’estate è ancora più difficile; stare qui in queste 4 mura carcerarie, un cortile da 900 metri quadri con il sole a picco non è bello ve lo assicuro.”
Nonostante le condizioni avverse e malagevoli tuttavia, questi irriducibili della protesta non sono intenzionati a desistere se non a risultati acquisiti: “Questo è sicuro; resteremo qui, e nessuno ci manderà via finchè non riotterremo il nostro posto di lavoro.”
Ma torniamo al fallimento Vinyls ed alla cronologia di questi lunghi mesi; “Quello che noi chiediamo è solo di rispettare la promessa fatta dal ministro delle attività produttive il 12 Dicembre scorso; in quell’ occasione disse che gli impianti dovevano assolutamente esser riavviati, non c’erano altre soluzioni. Inutile dire che poi la promessa non ebbe seguito e che non se ne fece nulla.”

I motivi della protesta:

Da quella data, tra l’altro, molte cose sono cambiate; prima tra tutte, l’allora ministro dello sviluppo economico (Scajola) si è dimesso per le note vicende legate a favori ed appalti e da allora il ministero, non avendo ancora un sostituto, è guidato ad interim dal premier Berlusconi:
“Noi ci rivolgiamo al ministro delle attività produttive che in questo momento è il presidente del consiglio che ne ha l’interim, anche se non sembra interessarsi a quel ministero; infatti lascia l’incarico ad un sottosegretario allo Sviluppo Economico, Stefano Saglia, che dal 7 al 14 Giugno non ha fatto altro che affermare che gli impianti andavano riavviati senza discussioni salvo poi, in data 15 Giugno, informarci che ciò non sarebbe avvenuto. Il ministro attuale, quindi il presidente del consiglio, dovrebbe prendere in mano la questione togliendola ad un sottosegretario incompetente e dovrebbe prender finalmente l’unica decisione giusta per questa vicenda; vale a dire quella del riavviamento degli impianti. Perché catorci arrugginiti nessuno è interessato a comprarli.”
Il signor Marungiu, in sostanza, dietro tutto questo vede manovre interessate:”Noi non siamo idioti, sappiamo che sotto a tutto c’è un obiettivo ben preciso, vale a dire sbaraccare la chimica a vantaggio dell’energia; questo è l’obiettivo dell’Eni. È l’Eni stesso che in questo paese fa il piano industriale e detta le regole al governo, governo che ne nomina l’amministratore delegato e che detiene il 30 % tramite il ministro del tesoro. Questo è il loro gioco, ecco perché non si è presentato più nessun acquirente.”
Il riferimento è all’ unica trattativa, quella con gli arabi di cui abbiamo riferito sopra; trattativa che è saltata a causa di un accordo non trovato con Eni e ministero delle attività produttive su determinate questioni, quali ad esempio quella che vedeva la Ramco non disposta a spendere soldi ulteriori, oltre a quelli previsti e necessari a rilvevare la Vinyls, per asset in stato di abbandono.

La vita sull’isola dell’Asinara:

Ma come si sopravvive materialmente sull’isola date le condizioni avverse di cui si è detto prima? “Riceviamo la solidarietà materiale da parte di moltissimi cittadini, le persone ci mandano ogni ben di Dio qui sull’isola perché hanno capito e ci stanno vicino; penso abbiano compreso prima di tutto il senso della nostra protesta pacifica. Abbiamo deciso di non distruggere macchine, non incendiare cassonetti, non bloccare aeroporti ed autostrade perché le persone normali non c’entrano niente e non sarebbe stato giusto mettere in mezzo la gente; tutto il disagio lo abbiamo riversato direttamente su noi stessi.”
Gli chiediamo infine se qualche esponente politico ed in particolare del governo sia mai andato a trovarli sull’isola per cercare un dialogo; la risposta è piuttosto semplice da immaginare: “Esponenti del governo – conclude Pietro Marungiu – qui non si sono mai visti, hanno paura; magari venissero. Il problema è che se lo facessero dovrebbero affrontare un dialogo, e non credo ne siano capaci. Il tanto decantato Gianni Letta ad esempio, che da come è descritto dovrebbe essere la persona più equilibrata del governo, a Roma non ci ha ricevuto, non ha voluto un confronto con i lavoratori; lavoratori che hanno scelto un atteggiamento pacifico, calmo, con toni bassi. Ma neanche agendo così siamo riusciti ad ottenere un confronto.”

Pubblicato in Interviste

Scritto da

Giornalista indipendente, web writer, fondatore e direttore del giornale online La Vera Cronaca e del progetto Professione Scrittura

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