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Storie di giornalisti precari: 5 euro ad articolo

Nel variopinto mondo del percariato occupazionale un posto di rilievo spetta senza dubbio al giornalismo ed al mondo dell’ informazione, settore che più di altri presenta fattori di criticità evidenti.
Chi fa questo mestiere infatti, non rimarrà certamente sorpreso nel sentir raccontare determinate storie come quella che stiamo per presentare, alcuni anzi potrebbero trovarvi piena aderenza riscontrando notevoli punti in comune con il proprio percorso.
In attesa di capire come si evolverà il mercato e quali strade prenderà l’informazione, in questo periodo più che mai a cavallo tra due epoche rappresentate dal vecchio modo di trattare l’ informazione stessa e dall’ avvento continuo ed infinito di nuove tecnologie, l’unica costante sembra essere la difficoltà di collocazione sul mercato del lavoro per chi è inserito (si fa per dire) in questo settore.

Il progetto 5 euro netti:

Pur rappresentando anche noi, in quanto organo di informazione, uno spaccato di questa realtà ed avendo quindi voce in capitolo per presentarne i passaggi più spinosi, abbiamo deciso di raccontare un’iniziativa ‘esterna’ al nostro giornale che ci ha particolarmente colpito: 5euronetti è un sito di precari e freelance dell’ informazione abruzzese che hanno dato vita a questo progetto per creare uno spazio all’ interno del quale raccogliere le proprie esperienze e riunire esigenze comuni ai più, con la finalità di trovare soluzioni efficaci ed utili al miglioraramento della propria condizione. Il responsabile del progetto, Paolo Di Sabatino di 39 anni, ci parla di questa iniziativa:
Cos’ è e come nasce il progetto 5euro netti?

“Il progetto 5euronetti nasce sostanzialmente per uscire dal silenzio. Un silenzio che avvolge il mondo dell’informazione abruzzese per quel che riguarda le tematiche relative al precariato. In molti magari pensano che si tratti di un mondo dorato, quando invece, spesso, un pomeriggio di lavoro viene remunerato con 5 euro netti. Da qui il nome del nostro gruppo. Il progetto nasce per cercare di aggregare esigenze comuni, per combattere la logica del tanto ma che possiamo fare, se io dico basta c’è la fila di persone pronte a prendere il mio posto.”

Le principali criticità dei giornalisti sul lavoro

Quanti siete ad esser coinvolti in questo progetto e a trovarvi in questa condizione?
“Abbiamo un gruppo facebook con circa 150 iscritti, l’idea del sito, invece nasce per condividere strumenti (c’è una archivio dove chi vuole mette in condivisione le mailing list di lavoro ad esempio), per dare informazioni su ciò che si sta facendo, anche a livello normativo nazionale sul precariato e soprattutto per dare una informazione libera, perché si abusa ormai del termine precario, ma l’appellativo che precede ogni componente della rete di 5euronetti è ‘professionista’ non siamo una banda di ragazzini alle prime armi. Siamo giornalisti veri, tantissimi con più di 15 anni di esperienza alle spalle. Questa professionalità va riconosciuta, è questo forse il punto principale.
Quali sono le difficoltà dal punto di vista lavorativo che avete incontrato nel corso del tempo?
“Se si parla di difficoltà, tra gli ostacoli maggiori c’è la non ricerca, il non interesse alla qualità. Tutti giornalisti nessun giornalista. Si va verso questa triste realtà se si continua così, non riconoscendo la serietà e la preparazione. Al disinteresse dall’alto si aggiunge una ‘guerra dei poveri’ nel basso, con persone che per gloria di firma scrivono come secondo lavoro, come hobby, per compensi irrisori. Da una parte ci vorrebbero leggi di tutela a livello nazionale, dall’altro è necessario più che mai fare squadra.”

La precarietà lavorativa dei giornalisti:

Che idea avete del mondo del giornalismo soprattutto da un punto di vista occupazionale e di opportunità?
“In merito a questa domanda posso rispondere a titolo personale e non per i tanti colleghi di 5euronetti. Il mondo del giornalismo è fatto di persone, siamo noi gli attori principali; l’etica, la coscienza individuale continuano ad essere la discriminante tra il buon giornalismo ed il cattivo giornalismo. Per quel che riguarda l’accesso alla professione si va verso un sistema perverso. Opportunità ce ne sono poche, ma se sei disposto ad una ‘bassa manovalanza’ inizi a scrivere senza problemi. C’è poi un proliferare di master e scuole di giornalismo, nonostante le poche opportunità di lavoro. Bisognerebbero evitare le ‘fabbriche delle illusioni’.
Cosa intendi per facili illusioni?
“Vanno benissimo le scuole ed i master, però ci vuole anche uno sbarramento all’ingresso fatto dal merito. Prendete, ad esempio, i prodotti editoriali: “Copia incolla” generale (non tutti ovviamente, ma molti), più un 70% risultato dell’attività di collaboratori esterni sottopagati. E così dopo una conferenza torno a casa redigo il mio articolo, lancio la stessa notizia per una agenzia con la quale collaboro e giro ad un sito web. Questo è uno dei risultati prodotti dal sistema attuale e così senza nemmeno i rimborsi per benzina e cellulare si va mesti ad intervistare il politico di turno. L’informazione a 5euronetti è la meno libera di tutte.”
Cosa si potrebbe fare, secondo voi, per migliorare questa condizione dei giornalisti?
“Innanzitutto bisogna partire dalla convinzione che qualcosa si può fare. C’è bisogno poi di una maggiore solidarietà di categoria evitando inutili guerre interne tra contrattualizzati e non contrattualizzati. Ripeto, uscire dal silenzio; il silenzio crea indifferenza. Stimolare in maniera propositiva l’Assostampa (Abruzzo, nel nostro caso) che a livello sindacale è il riferimento istituzionale delle lotte da intraprendere. Bisogna prendere la consapevolezza che se non si scende in campo tutti per rivendicare i diritti, prima o poi la realtà del quotidiano, le bollette di fine mese, ci faranno lasciare il mondo dell’informazione. Lasciando il palcoscenico, appunto, ai dopolavoristi, a chi vive magari della sola firma.”

Unirsi e fare rete con altri giornalisti:

Nel vostro sito parlate di “fare squadra e fare rete come cambiamento più innovativoe” e di “filosofia di open source”. Ci spiegate meglio?
“Vedo giornalisti che guardano in cagnesco i colleghi per difendere uffici stampa a poche centinaia di euro. Fare squadra significa incontrarsi, scambiarsi opinioni, magari chiedere l’aiuto di altri per lavori da condurre insieme. Anche lo scambio dei contatti è utile, consiste in un risparmio di tempo per tutti. La qualità deve tornare ad essere la stella polare. Il cavallo di razza corre sempre, anche se cambia scuderia. Ormai non fa più comodo a nessuno, editori per primi, distinguere i cavalli di razza dai ronzini.”
Quindi una condivisione di esperienze?
“La filosofia open source, per concludere, è proprio questo: mettere in condivisione le proprie conoscenze. Ognuno può attingere alle mailing list, ai format dei comunicati, agli articoli dei colleghi, per un aiuto reciproco, per un accrescimento professionale. Il tutto può funzionare soltanto se si passa dal virtuale al reale, ed anche questo con 5euronetti lo stiamo facendo. La diffidenza può essere superata solo guardandosi negli occhi. Noi così abbiamo capito che essere divisi è noioso, porta via energie ed è soprattutto inutile.”

Pubblicato in Interviste

Scritto da

Giornalista indipendente, web writer, fondatore e direttore del giornale online La Vera Cronaca e del progetto Professione Scrittura

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