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Omeopatia e cure omeopatiche: tra efficacia e rischio menzogna

Negli ultimi 15 anni si stima che il numero di italiani che si affidano alle cure omeopatiche sia aumentato di circa il 65%. Eppure sull’argomento ci sono conoscenze il più delle volte lacunose o incongruenti, probabilmente perché si tratta di una pratica per diversi aspetti sperimentale e con basi teoriche non del tutto specificate.
Nonostante la mancanza di prove scientifiche e i numerosi caratteri ancora oscuri di questa pratica, i numeri parlano di una sua diffusione capillare nella cultura medica mondiale e di un crescente numero di pazienti che scelgono di avvicinarsi alle cure di tipo omeopatico.
Del resto ci sono posizioni anche diametralmente discordanti sull’argomento, e la concentrazione di figure mediche interessate alla pratica in alcune aree del pianeta spesso si è rivelato il motivo principale che ha convinto i pazienti ad accoglierne le terapie.
Cerchiamo allora di capire di più sull’argomento e di raccogliere le informazioni principali a disposizione e generalmente accettate sull’omeopatia.

Nascita dell’Omeopatia

Innanzitutto è fondamentale smentire immediatamente chi ritiene che le cure omeopatiche siano un’invenzione di ultima generazione o comunque di recente definizione.
La storia dell’omeopatia, infatti, nasce in epoca illuministica con gli studi del medico tedesco Samuel Hahnemann, nato a Meissen nel 1755. Hahnemann, che nonostante una brillante laurea ed anni di studio non ebbe immediatamente successo come medico, avviò presto un progetto individuale di riforma della medicina, che proprio in quegli anni veniva generalmente suddivisa in due scuole di pensiero.
Hahnemann, osservando l’inconsistenza dei metodi teorici di molti suoi colleghi, iniziò accolse una metodologia che prevedeva parecchi esperimenti e l’osservazione diretta dell’azione dei farmaci sugli organismi.
E fu proprio grazie agli esperimenti compiuti sulla corteccia delle piante, che Hahnemann produsse ed elaborò un’insolita teoria, che può essere definita ‘Legge dei simili’, secondo cui per curare una malattia occorre utilizzare un farmaco che produca una malattia artificiale ad essa molto simile, ma in quantità infinitesimali rispetto a quelle del rimedio precedentemente utilizzato.

Curare una malattia con un farmaco che produca una malattia simile

In questo modo, secondo gli studi compiuti dal medico tedesco, venivano contenuti il più possibile gli eventuali effetti avversi causati dal farmaco sull’organismo.
Nei primi dell’Ottocento la cura omeopatica (dal greco “omoios“- simile e “pathos” – malattia) ebbe un discreto ed inaspettato successo in Germania, specialmente su un ristretto gruppo di malattie.
Sulla scia dei successi ottenuti, Hahnemann, sempre più entusiasta e galvanizzato dai suoi successi che apparivano quasi miracolosi, pubblicò una serie di opere in cui giudicava la propria riforma paragonabile a quella di Lutero nei confronti della Chiesa e criticò praticamente tutti i metodi utilizzati nella medicina a lui contemporanea.

Princìpi in aperto contrasto con la Medicina tradizionale

Alcuni punti della sua dottrina, però, apparivano però quasi folli per i principi generalmente riconosciuti dalla medicina: Hahnemann, infatti, negava l’esistenza di una causa materiale delle malattie e riteneva che queste fossero causate da una perturbazione del Lebenskraft, ovvero della “forza vitale” che anima ogni uomo ed ogni vivente.
Il concetto di forza vitale fu ripreso e trasformato in qualcosa di più coerente e sensato nel Ventesimo secolo, quando il principio vitale di Hahnemann indicava la capacità del corpo di controllare e regolare le sue funzioni, e non più un concetto quasi metafisico come nell’accezione originaria del termine Lebenskraft.
Senza entrare troppo in dettagli tecnici che risulterebbero di complicata comprensione ed interpretazione, è doveroso affermare che i progressi compiuti in campo tecnologico e chimico hanno in diverse occasioni distrutto i pilastri della teoria di Hahnemann.

Una teoria piena di dubbi e punti oscuri

Sin dall’Ottocento, con la progressiva adozione nei laboratori di potenti microscopi, la teoria alla base della cura omeopatica iniziava a vacillare, lasciando spazio a diverse interpretazioni della sua efficacia o alla complete negazione di essa.
Ad oggi, più che altro, è abbastanza comune accostare l’omeopatia, sia per riscontro percentuale di guarigioni che per metodologia, alla pratica del cosiddetto placebo, pratica in cui la mente del paziente riveste un ruolo determinante nello sviluppo di un rimedio alla propria malattia.
In effetti alcuni studi compiuti a Berlino sembrano far propendere proprio verso questa direzione, ovvero nel grado ragguardevole di appagamento soggettivo indotto dal metodo omeopatico ai pazienti a dispetto dei reali benefici chimici apportati dalla cura.

L’omeopatia come un placebo

Riprendendo il discorso fatto in sede di introduzione, dai dati emerge che il periodo di massima popolarità e diffusione del metodo omeopatico risale, contrariamente a quanto si possa pensare, alla seconda metà dell’Ottocento.
Una notevole ripresa, ma con ambizioni e presupposti sicuramente diversi da quelli di Hahnemann, appare evidente proprio dalla fine del Novecento ai giorni nostri, ma l’assenza di prove scientifiche e lo scetticismo di gran parte della medicina tradizionale sta portando già ad un nuovo e forse definitivo allontanamento.

Il caso del bambino morto per un’otite curata con farmaci omeopatici

La questione omeopatia è tornata sotto i riflettori di recente, quando un triste fatto di cronaca ha riacceso le polemiche sugli effetti di questa cura e lanciato un campanello d’allarme a tutti quelli che accolgono la terapia.
Un bambino di Cagli, nelle Marche, è morto per una banale otite che stava curando presso un omeopata, ed il caso apertosi sul fatto è divenuto di portata nazionale.
Il dottor Mecozzi, omeopata del bambino, dovrà rispondere in tribunale per la terapia prescritta al bambino, che si sarebbe rivelata completamente inefficace rispetto alla cura antibiotica.
Sia lui che i familiari del bambino rischiano ora una condanna penale per quanto avvenuto; e con essa, il pericolo è quello di provocare un nuovo e forse definitivo calo di popolarità del metodo omeopatico.

Pubblicato in Inchieste

Scritto da

Giornalista indipendente, web writer, fondatore e direttore del giornale online La Vera Cronaca e del progetto Professione Scrittura

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