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Trattamento acque reflue urbane: cosa dice la legge

La direttiva sul trattamento delle acque reflue urbane è stata adottata in Italia 30 anni fa con l’obiettivo di proteggere l’ambiente dagli effetti nocivi degli scarichi di acque reflue non trattate. Una valutazione pubblicata nel 2019 ha evidenziato che, nel complesso, la direttiva funziona bene, ma vi sono alcuni settori che necessitano di miglioramenti.

Il Green Deal Europeo:

Alla luce del Green Deal Europeo, la direttiva deve essere allineata alle nuove ambizioni in materia di ambiente e clima. Pertanto, si desidera conoscere il parere delle persone su come affrontare al meglio le problematiche individuate, al fine di garantire che la direttiva sia adeguata per i prossimi decenni.
Questa consultazione mira a raccogliere opinioni su possibili miglioramenti da apportare alla direttiva, affrontando questioni attualmente non sufficientemente trattate e nuove questioni emerse negli ultimi decenni che richiedono un’attenzione adeguata. Le opinioni raccolte contribuiranno alla valutazione d’impatto che costituirà la base di conoscenza per eventuali modifiche della direttiva.

La direttiva CEE sulle acque reflue urbane

La direttiva 91/271/CEE riguarda il trattamento delle acque reflue urbane. I suoi obiettivi principali sono:

  • Proteggere l’ambiente dell’Unione Europea (UE) dagli effetti negativi, come l’eutrofizzazione, delle acque reflue urbane.
  • Stabilire norme comunitarie per la raccolta, il trattamento e lo scarico delle acque reflue urbane. La direttiva si applica anche alle acque reflue prodotte dalle industrie agro-alimentari, come l’industria alimentare e quella della birra.

Punti chiave della direttiva includono:

  • I paesi dell’UE devono raccogliere e trattare le acque reflue provenienti dagli insediamenti urbani con una popolazione di almeno 2.000 abitanti, effettuando un trattamento secondario sulle acque reflue raccolte.
  • Gli insediamenti urbani con una popolazione superiore a 10.000 abitanti situati in aree sensibili richiedono un trattamento più avanzato.
  • Gli impianti di trattamento devono essere adeguatamente mantenuti per garantire prestazioni adeguate in tutte le condizioni climatiche normali.
  • Sono necessarie misure per limitare l’inquinamento delle acque recipienti causato da tracimazioni di acque meteoriche in situazioni estreme, come forti piogge.
  • È previsto il monitoraggio delle prestazioni degli impianti di trattamento e delle acque recipienti, oltre al monitoraggio dello smaltimento e del riutilizzo dei fanghi di depurazione.
  • L’allegato I della direttiva elenca i requisiti generali per i sistemi di raccolta, gli scarichi provenienti dagli impianti di trattamento delle acque reflue urbane e le acque reflue industriali scaricate nei sistemi di raccolta urbani.
  • L’allegato II descrive i criteri per l’individuazione delle aree sensibili e meno sensibili.

La relazione delle Commissione Europea del 2026

La Commissione europea ha pubblicato una relazione nel 2016 che rileva il ruolo fondamentale svolto dalla direttiva nel migliorare la qualità delle acque dell’UE, ma evidenzia anche alcune lacune nell’attuazione, soprattutto per quanto riguarda il livello di trattamento adeguato. Sono stati fatti significativi investimenti per colmare queste lacune e garantire la conformità, ma ulteriori sforzi sono necessari.
Inoltre, il settore delle acque reflue urbane contribuisce in modo significativo alla crescita economica e alla creazione di posti di lavoro. La direttiva è stata adottata il 29 maggio 1991 e sono stati stabiliti termini diversi per i requisiti. Nel 1998, la Commissione ha adottato la direttiva 98/15/CE per chiarire alcune norme che avevano portato a interpretazioni divergenti negli Stati membri.

Il ruolo degli enti territoriali

Per quanto riguarda tutto ciò che ruota attorno alla regolamentazione e nel controllo delle attività legate all’acqua, sono da sempre gli enti territoriali a svolgere un ruolo determinante. In particolare, come segue:

  1. Le Regioni, attraverso i Piani di tutela, classificano gli agenti inquinanti e valutano i loro effetti sulle diverse tipologie di acque reflue.
  2. Le Province, sono responsabili del rilascio delle autorizzazioni per gli scarichi nelle acque superficiali, nel terreno o nelle falde acquifere (province che poi, in Italia, sono state abolite ed i cui compiti sono stati assorbiti da altri enti territoriali).

Spesso, Regioni e Province stabiliscono limiti più rigorosi rispetto alle normative nazionali.

Conseguenze dell’inadempimento normativo

Quali sono i rischi associati al mancato rispetto delle norme da parte di un impianto di depurazione delle acque reflue? Il superamento dei limiti stabiliti nell’allegato 5 del Decreto Legislativo 152/2006 può comportare sanzioni penali e amministrative, che nel corso degli anni sono diventate sempre più severe.

Pubblicato in Focus

Scritto da

Giornalista indipendente, web writer, fondatore e direttore del giornale online La Vera Cronaca e del progetto Professione Scrittura

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