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La questione delle mozzarelle made in Italy

La partita si gioca in Europa ma Galan perde tempo al Brennero: le mozzarelle blu non c’entrano nulla con la giusta esigenza di informare i consumatori sull’origine degli alimenti, apponendo sull’etichetta il nome del paese di provenienza delle materie prime. Intanto non sono tossiche.
Lo dice l’Istituto Zooprofilattico della Sardegna dopo aver completato gli accertamenti dei campioni sequestrati dai carabinieri del Nas. Secondo i ricercatori le mozzarelle blu vanno tolte comunque dalla circolazione perché non posseggono i requisiti igienici per essere vendute. “Ma più che dal latte, la contaminazione potrebbe derivare dall’acqua utilizzata per produrle”.
Le mozzarelle blu non sono prodotte soltanto in Germania ma anche in Italia. Una partita fabbricata con il latte dei soci dal caseificio Fiavé Pinzolo a Rovereto, in Provincia di Trento, è parsa contaminata dallo stesso batterio. Ma allora perché la Coldiretti sta manifestando al Brennero contro le importazioni di prodotti alimentari europei?

 

La vicenda delle mozzarelle blu:

In realtà la vicenda delle mozzarelle blu – che ha evidenziato certamente una carenza nei controlli igienico-sanitari da superare promovendo un maggiore coordinamento delle strutture preposte alla tutela della sicurezza alimentare – è solo un pretesto per richiedere norme più rigide sull’etichettatura dei prodotti.
Una battaglia sacrosanta che, tuttavia, non c’entra nulla con le mozzarelle blu. Sfruttare il giustificato allarme dei cittadini provocato dai casi di contaminazione per gettare un’ombra negativa sugli alimenti che arrivano in Italia dagli altri Paesi europei, è una trovata effettivamente ingegnosa per invogliare a consumare prodotti nazionali. Ma è solo una strategia di marketing che legittimamente i nostri agricoltori  adottano nell’interesse delle proprie aziende.
La farsa è invece la visita lampo del ministro delle politiche agricole Galan alla manifestazione per promettere l’approvazione da parte della Camera del disegno di legge sull’etichettatura già varato alcuni mesi fa dal Senato. Il provvedimento è però bloccato perché la competenza a legiferare in materia di etichettatura non è degli Stati nazionali ma di Bruxelles. Il ministro finge di non saperlo e si è messo anche lui sulle barricate per fare pressione sui deputati.

Il regolamento Ue:

In realtà, la partita si gioca in Europa e non a Roma. Il Parlamento europeo ha infatti già votato in prima lettura il regolamento sulla fornitura di informazioni alimentari ai consumatori. Ma per l’approvazione definitiva serve la maggioranza dei Paesi quando il provvedimento arriverà all’esame del Consiglio europeo.
Anziché perdere tempo al valico del Brennero a dare pacche sulla spalla ai manifestanti, Berlusconi e Galan farebbero meglio a girare per le capitali europee a convincere i Paesi partner ad approvare il regolamento.
Se al prossimo Consiglio europeo non si registrerà una maggioranza, perderemo il treno e forse chissà quando si ripresenterà l’occasione per avere una normativa sull’etichettatura. Certo, resterà la magra soddisfazione di aver venduto qualche formaggio nostrano in più, giocando sulla paura della mozzarella che cambia colore. Una commedia all’italiana che però fa piangere.

Pubblicato in Archivio Notizie

Scritto da

Presidente dell’associazione "Rete Fattorie Sociali", vice presidente dell'Istituto Zooprofilattico Sperimentale delle Regioni Lazio e Toscana, autore e scrittore.

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