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Italiani: con la crisi sono raddoppiati i poveri

Una crisi economica dalla quale è sempre più difficile uscire e che da quando è deflagrata in tutta la sua forza, vale a dire dal 2007, ha visto raddoppiare il numero di italiani che hanno oltrepassato al soglia di povertà; è una analisi impietosa quella presentata dalla Coldiretti all’interno di un rapporto che va a fotografare la realtà attuale del paese. Che risulta essere piuttosto critica.
Dal 2007, anno preso a riferimento come inizio della crisi attuale, ad oggi è cresciuto di circa il 99% il numero degli italiani che si trovano in condizioni di povertà assoluta; ricordiamo che la povertà assoluta è la condizione di indigenza più estrema e si riferisce allo stato in cui non si riesce nemmeno ad ovviare alle necessità primarie per il sostentamento, vale a dire cibo, vestiario, abitazione principale ecc..
Questo dato è ottenuto sulla base di un paniere di beni e servizi, scelti con il supporto dell’Istat, che sono valutati come indispensabili per condurre una vita dignitosa.

 

Poveri assoluti in Italia: chi non può permettersi i beni essenziali

Ebbene, fatta questa premessa secondo la Coldiretti ad oggi sono circa 4,8 milioni gli italiani che non possono permettersi di acquistare beni e servizi essenziali per vivere; ad essere entrati in questa condizione di povertà assoluta, negli ultimi cinque anni, sono stati altri 3,4 milioni di italiani tanto che oggi, su tutto il territorio nazionale, oltre un italiano su dieci (l’ 11.3%) si trova in situazione di indigenza.
Dato, questo fornito dalla Coldiretti, che va a ricalcare quello presentato lo scorso luglio dall’Istat che parlava di 4 milioni e 814mila italiani collocabili in una fascia di povertà assoluta, ovvero l’ 8% della popolazione totale con un notevole incremento rispetto al precedente anno di rilevazione (2011) dove il dato era fermo al 5,7%).
Tornando ad analizzare il risultato del rapporto Coldiretti, l’aspetto forse maggiormente interessante è quello relativo alla dislocazione geografica di questa povertà assoluta; che, si legge, dal 2007 ad oggi sarebbe aumentata soprattutto al nord Italia con un incremento del 107% in questi cinque anni rispetto ad un +90% del mezzogiorno.
Il peggioramento più marcato si registra tuttavia nel centro Italia, con un +112%, mentre parlando in termini assoluti i valori numerici vedono ancora il sud Italia fare da padrone con 2,3 milioni di cittadini in grave difficoltà economica; al nord il dato riguarda 1,78 milioni di cittadini mentre al centro Italia ci si ferma a 684mila.
Sostanzialmente quindi, rispetto all’inizio della crisi il dato relativo all’ incremento dei poveri assoluti è aumentato meno al sud poiché si partiva già da una base alta; tanto che, in termini assoluti, vi è ancora il numero più elevato di cittadini in grave difficoltà. Diversa la condizione al nord dove, evidentemente, ad inizio crisi vi era una condizione piuttosto privilegiata che è andata via via scemando.  

 

Cala la spesa alimentare: e sta per aumentare l’ iva

Tornando a parlare in termini globali della situazione italiana generale, il dato relativo all’aumento di poveri assoluti dal 2007 ad oggi ha causato un crollo nei consumi di beni essenziali e di prima necessità quali il cibo.
Secondo la Coldiretti la spesa alimentare delle famiglie sarebbe tornata indietro di circa 20 anni e, ad oggi, più del 16% degli italiani non può nemmeno permettersi un pasto con un contenuto proteico adeguato almeno una volta ogni due giorni. Nell’ anno in corso gli italiani avrebbero tagliato la spesa per acquisti alimentari su alcuni prodotti base, quali ad esempio olio di oliva extravergine (-10%), pesce (-13%), pasta (-10%), latte (-7%), ortofrutta (-3%) e carne (-2%).
Un crollo dei consumi alimentari che crescerà ulteriormente con l’incremento dell’Iva di un punto; aumentando l’aliquota dal 21% al 22% infatti, potrebbero esservi forti ripercussioni, anche in forma indiretta (dato che i beni alimentari a largo consumo non sono interessati all’aumento), su alcuni generi alimentari. Come ad esempio quelli che vengono trasportati per strada e sui quali potrebbe gravare l’incremento del costo dei carburanti.
Quali sono questi prodotti? Si va dalle bevande gassate passando per i superalcolici, birre, spumanti, vini, succhi di frutta ed acque minerali. Prodotti a largo consumo invece, quali carne, pasta, latte, frutta e verdura, non dovrebbero risentire di alcun aumento di prezzo. O almeno questa è la speranza.

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Scritto da

Giornalista scomodo - "L'unico dovere di un giornalista è scrivere quello che vede..."

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