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Italia: si muore più negli ospedali che per incidenti d’auto

In Italia si muore più per infezioni contratte negli ospedali che per incidenti stradali: detta così potrebbe anche apparire come una provocazione ai limiti del paradosso, ma attenendoci alle cifre è una triste realtà. A fornire i dati è una ricerca approfondito di Federanziani, associazione senza fini di lucro con lo scopo di tutelare i diritti e promuovere la qualità della vita degli anziani.
Andando a leggerli questi dati, c’è da rimanere sorpresi: prendendo a riferimento soltanto l’ultimo triennio (2008 – 2010), sono state contratte in tutto 2.269.045 infezioni ospedaliere (dati relativi alle infezioni correlate all’assistenza), per un totale di 22.691 decessi, e per un costo a carico del Servizio Sanitario Nazionale che oscilla tra 4,8 e 11,1 miliardi di euro.
Per far comprendere ancor di più l’importanza di questi numeri, viene utilizzato come metro di paragone il dato relativo ai decessi per incidenti stradale: che, nel medesimo periodo di riferimento (2008 – 2010) si attesta a 13.052. Non si può dire che siano la metà, ma poco ci manca.
Secondo una stima presentata pochi mesi fa dal Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie (Ecdc), nell’ Unione Europea  ogni anno sarebbero all’incirca 4,1 milioni i pazienti che si ammalano di infezione in ospedale: cifra che sale fino a 4,5 milioni di casi considerando i pazienti che possono essere colpiti da più di un’infezione durante lo stesso ricovero. I dati dell’ Ecdc parlavano già allora di cifre preoccupanti per il nostro paese ed inquadravano le infezioni nosocomiali in una cifra oscillante tra 450 mila e 700 mila all’anno, mortali nell’1% dei casi, con costi sul Servizio Sanitario Nazionale superiori ad 1 miliardo l’anno.

 

Infezioni contratte negli ospedali italiani:

Dati che non si discostano di molto rispetto a quelli diffusi da Federanziani nelle scorse ore tenendo presente che questi ultimi sono riferiti ad un triennio e non ad un singolo anno. Tornando ai dati, il numero di infezioni ospedaliere stimato in Italia è compreso tra il 5 e l’8% del totale dei ricoveri: si tratta soprattutto di infezioni urinarie, seguite da infezioni della ferita chirurgica, polmoniti e sepsi e che nell’1% dei casi sono causa diretta del decesso del paziente.
Un dato cospicuo e che, come detto, ricade anche sulle casse statali: le infezioni aumentano infatti le giornate di degenza e convalescenza del malato oltre a produrre la necessità, nel caso di infezioni da ferite chirurgiche, di successivi controlli ambulatoriali. Vanno inoltre aggiunti i costi indiretti dovuti alle assenze lavorative o ai vari spostamenti sostenuti da questi pazienti per farsi curare.
Secondo Roberto Messina, presidente dell’associazione, “in tempo di spending review, di tagli alla sanità, di proclamata attenzione agli sprechi, i costi economici delle infezioni correlate all’assistenza (ICA) rappresentano un vero e proprio scandalo. Parliamo di una cifra che nel triennio 2008-2010 oscilla tra 4,8 e 11,1 miliardi di euro. Si tratta di costi in larga parte evitabili, se si pensa che circa il 30% delle infezioni è potenzialmente prevenibile con l’adozione di misure preventive. Ad esempio uno degli elementi centrali per proteggere il paziente dalla trasmissione di microrganismi è l’igiene delle mani. Eppure tra i professionisti sanitari il tasso di adesione a tale semplice pratica raramente supera il 50%.”

 

Importanza di igiene e pulizia nelle corsie:

Può sembrare strano ma accade anche questo: quella dell’ igiene delle mani è una misura preventiva di primaria importanza per ridurre il rischio di infezioni all’interno degli ospedali al punto che la stessa Organizzazione mondiale della sanità ne ha fatto in passato un cavallo di battaglia ( http://whqlibdoc.who.int/publications /2009/9789241597906_eng.pdf ).
Regola abbastanza basilare, alla quale potrebbe essere aggiunta la pulizia degli ambienti, controllo degli impianti di aerazione e delle condutture dell’acqua, evitare di uscire dal reparto con il camice, tanto per citarne alcune tra le meno rispettate.
Secondo il presidente Mesisina, occorrerebbe in conclusione “adoperare procedure standardizzate attraverso l’adozione di pratiche assistenziali sempre più sicure, ed è opportuno che anche il nostro Paese si doti di un sistema di sorveglianza delle infezioni correlate all’assistenza, poiché è dimostrato che in assenza di monitoraggio l’incidenza delle ICA tende ad aumentare drasticamente.
Può sembrare strano dover ribadire oggi quanto enunciato circa un secolo e mezzo fa da Florence Nightingale, ma il primo requisito di un ospedale dovrebbe essere quello di non arrecare danno al malato. Come dire, primum non nocere.

Pubblicato in Archivio Notizie

Scritto da

Giornalista scomodo - "L'unico dovere di un giornalista è scrivere quello che vede..."

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